
La cheilectomia è l’intervento che preserva l’articolazione nell’alluce rigido: il chirurgo rimuove gli speroni ossei dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce e il terzo superiore della testa del metatarso, così che il dito si possa di nuovo sollevare. Per lo più si esegue in day surgery, il piede può essere caricato presto, i punti si tolgono dopo circa due settimane e dal primo giorno l’articolazione viene mossa. Non è un’artrodesi: l’articolazione resta e rimane mobile.
Indice
- Che cos’è la cheilectomia?
- Quando è indicata la cheilectomia nell’alluce rigido?
- Come si svolge la cheilectomia?
- Com’è il post-operatorio dopo la cheilectomia?
- Quali esercizi sono importanti dopo una cheilectomia?
- Quanto dura la convalescenza dopo una cheilectomia?
- Per quanto tempo si resta assenti dal lavoro dopo una cheilectomia?
- Quali rischi comporta la cheilectomia?
- Che esperienze hanno i pazienti dopo una cheilectomia?
- Conclusione
- Domande frequenti sulla cheilectomia
- Fonti
Che cos’è la cheilectomia?
La parola viene dal greco cheilos, il labbro. Si intende il labbro osseo che, nell’artrosi dell’articolazione dell’alluce, si forma sul bordo dell’articolazione. Durante la rullata del piede questi speroni ossei urtano tra loro, l’articolazione si blocca e fa male. L’intervento elimina proprio questo blocco: gli speroni e la parte più alta della superficie articolare della testa del metatarso, al massimo un terzo. Il resto della cartilagine, e quindi l’articolazione, rimane.
È quindi l’intervento più piccolo che entra in considerazione nell’artrosi dell’alluce. Preserva l’articolazione e lascia aperte tutte le altre strade: se anni dopo l’artrosi dovesse progredire, artrodesi o protesi restano possibili. Cos’è l’alluce rigido e quali stadi esistono lo spiega la guida sull’alluce rigido.
Quando è indicata la cheilectomia nell’alluce rigido?
È indicata quando nella radiografia lo spazio articolare è ancora ben visibile e quindi la cartilagine è in gran parte conservata: nei gradi I e II e, in casi selezionati, nel grado III, finché è presente più della metà della cartilagine sulla testa del metatarso. Il più grande studio a lungo termine, 110 pazienti seguiti in media per 9,6 anni, ha trovato per questi gruppi risultati buoni e prevedibili. Ne beneficiano in particolare le persone fisicamente attive che vogliono conservare l’articolazione e per le quali le misure conservative (suola rigida, plantare, fisioterapia) non bastano più.
Per chi non è adatta la cheilectomia?
Nel grado IV, cioè con lo spazio articolare scomparso, e nel grado III con meno della metà di cartilagine residua, rimuovere gli speroni non serve più, perché il dolore viene allora dall’articolazione distrutta. In questi casi la via affidabile è l’artrodesi. Anche chi dopo l’intervento non è disposto a muovere l’articolazione ogni giorno dovrebbe parlarne prima con il chirurgo, perché la mobilità guadagnata resta solo se viene usata nelle prime settimane.
Come si svolge la cheilectomia?
Nella maggior parte delle cliniche l’intervento si svolge in day surgery. Come anestesia entrano in considerazione l’anestesia generale, l’anestesia spinale o un blocco del piede, in cui viene anestetizzato solo il piede. Quale forma sia adatta lo decide l’anestesista insieme al paziente.
Lo svolgimento in sala operatoria:
- Il chirurgo pratica un’incisione sopra o sul lato interno dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce e apre la capsula articolare.
- La membrana sinoviale infiammata viene rimossa.
- Vengono rimossi gli speroni ossei sopra, all’interno e all’esterno dell’articolazione, insieme a una parte della testa del metatarso, dal 25 al 35%, con la superficie articolare danneggiata.
- Il chirurgo controlla la mobilità: l’obiettivo è un’estensione verso l’alto (flessione dorsale) da 70 a 90 gradi. Se non basta, si asporta anche un piccolo cuneo osseo dalla falange prossimale dell’alluce (osteotomia di Kessel o di Moberg), il che allunga il post-operatorio.
- La capsula viene suturata, la pelle chiusa e si applica una leggera fasciatura compressiva.
Alcune cliniche offrono l’intervento in forma mininvasiva: gli speroni vengono rimossi con una fresa attraverso piccole incisioni. Se sia adatto nel singolo caso dipende dal quadro clinico.
Com’è il post-operatorio dopo la cheilectomia?
Gli schemi delle cliniche differiscono, soprattutto su quanto a lungo si porta la scarpa post-operatoria. La tabella indica perciò degli intervalli. Quale schema valga per Lei lo stabilisce il Suo chirurgo, e conviene attenersi a quello.
| Tempo dopo l’intervento | Cosa si fa di solito |
|---|---|
| Giorni da 0 a 2 | piede sollevato, più in alto del ginocchio; ghiaccio più volte al giorno; antidolorifici secondo schema; primi passi con la scarpa post-operatoria a suola rigida, per lo più sul tallone, se serve con le stampelle |
| Giorno 1 | inizio degli esercizi di movimento per l’articolazione dell’alluce, delicati e senza forza |
| Giorni da 2 a 14 | cambio della medicazione ogni due o tre giorni, niente acqua sulla ferita, profilassi antitrombotica, inizio della fisioterapia |
| Giorni da 12 a 14 | rimozione dei punti; dopo si può fare la doccia |
| Settimane da 2 a 6 | fine della scarpa post-operatoria secondo lo schema (non prima di 2 settimane, al più tardi dopo 6); passaggio a una scarpa ampia e comoda; fisioterapia ed esercizi da soli continuano |
| Settimane da 6 a 8 | gli esercizi da soli terminano secondo il piano; vita quotidiana in gran parte normale |
| Settimana 10 | leggera attività sportiva, se il medico è d’accordo |
| Mesi da 3 a 4 | il gonfiore scompare del tutto |
Per quanto tempo si porta la scarpa post-operatoria?
Con la sola rimozione degli speroni sono abituali due settimane; alcune cliniche fanno caricare il piede già il giorno dopo l’intervento in una normale scarpa ampia. Altri centri fanno portare la scarpa post-operatoria per precauzione fino a sei settimane. Se è stato corretto anche l’osso, cioè asportato un cuneo o accorciato il metatarso, vale uno schema più lungo: quattro settimane senza rullata sull’avampiede e un controllo radiografico prima che sia consentita la scarpa normale.
Cosa non si deve fare dopo una cheilectomia?
- Non guidare finché si porta la scarpa post-operatoria: con questa scarpa non si può manovrare l’auto in modo sicuro. Si ricomincia quando il piede regge il pieno carico nella scarpa normale; il momento esatto lo chiarisce il medico curante.
- Non forzare l’allungamento contro il dolore. Gli esercizi sono delicati, la mobilità arriva con la ripetizione.
- Niente acqua sulla ferita finché non sono stati tolti i punti.
- Non fare sport troppo presto: attività leggera da circa la settimana 10, corsa ed escursioni molto più tardi, previo accordo.
- Non stare in piedi tutto il giorno. Nelle prime settimane il gonfiore è normale e si riduce più in fretta tenendo il piede sollevato.
Quali esercizi sono importanti dopo una cheilectomia?
L’obiettivo dell’intervento è la mobilità. Per questo il post-operatorio non è un periodo di riposo, ma di movimento. Il motivo sta nell’articolazione: dopo ogni intervento la capsula articolare tende ad aderire. Già una settimana di immobilizzazione accorcia la membrana sinoviale e favorisce le aderenze (Akeson et al. 1987). Chi d’istinto tiene ferma l’articolazione operata perde una parte di ciò che il chirurgo ha appena guadagnato.
Per questo sono abituali esercizi delicati dal primo giorno: guidare con cautela l’alluce con la mano verso l’alto e verso il basso, senza forza, nell’ambito senza dolore, più volte al giorno. Uno schema diffuso prevede due volte 10 minuti al giorno per sei-otto settimane. La fisioterapia mobilizza in più l’articolazione, lavora contro il gonfiore e più avanti rieduca il passo. Dodici sedute sono una prescrizione abituale.
Quanto dura la convalescenza dopo una cheilectomia?
La ferita è guarita dopo circa 12 giorni. Camminare nella vita di tutti i giorni con una scarpa normale torna possibile, a seconda dello schema, dopo due-sei settimane. Il gonfiore è ciò che richiede più tempo: fino al terzo, a volte al quarto mese è normale avere la sera il piede più gonfio. Prima che l’articolazione sfrutti pienamente la nuova mobilità e la vita quotidiana scorra senza riguardi, possono passare da tre a sei mesi. Negli studi a lungo termine l’estensione verso l’alto è passata in media da 14,5 a 38,4 gradi.
Per quanto tempo si resta assenti dal lavoro dopo una cheilectomia?
Dipende dal lavoro e dallo schema. Le indicazioni delle cliniche in Germania variano molto:
| Attività | Assenza dal lavoro (intervallo delle cliniche) |
|---|---|
| Prevalentemente seduta | da pochi giorni fino a 2-4 settimane |
| Prevalentemente in piedi o camminando | da circa 2 settimane fino a 8-12 settimane |
| Con correzione ossea aggiuntiva | per lo più fino alla settimana 6 |
I valori brevi valgono per la sola rimozione degli speroni con carico precoce, quelli lunghi per schemi con scarpa post-operatoria prolungata o per lavori che sollecitano molto il piede. Chi può lavorare da casa e tenere il piede sollevato spesso torna presto al lavoro. Conta anche il tragitto: con la scarpa post-operatoria non si guida.
Quali rischi comporta la cheilectomia?
È un intervento di routine, con i rischi abituali di ogni operazione al piede: problemi di guarigione della ferita, infezione, trombosi, un’alterazione della sensibilità sul lato interno dell’alluce se viene irritato un nervo cutaneo, e un gonfiore che può durare fino a quattro mesi. In uno studio tedesco a lungo termine su 60 pazienti, 4 avevano un’alterazione permanente della sensibilità e 3 una guarigione ritardata della ferita; nessuno ha avuto bisogno di un secondo intervento.
Due rischi sono propri di questo intervento. Se si rimuove troppo poco, il blocco resta; se si rimuove troppo, l’articolazione può diventare instabile. Entrambe le cose dipendono dall’esperienza di chi opera, un motivo per scegliere un chirurgo del piede esperto. E l’artrosi in sé continua: gli speroni possono riformarsi nel corso degli anni, l’effetto dura a medio termine, negli studi per molti anni, ma non per sempre. Raramente i pazienti percepiscono l’articolazione dopo l’intervento come peggiore di prima.
Che esperienze hanno i pazienti dopo una cheilectomia?
Qui non riportiamo racconti individuali: i numeri degli studi a lungo termine dicono di più. Lo studio americano su 19 anni di attività clinica (Coughlin e Shurnas 2003) ha trovato nel 97% dei pazienti un risultato soggettivamente buono o molto buono; il 92% degli interventi ha avuto successo su dolore e funzione. Nello studio tedesco di Hannover (Waizy 2010), dopo otto anni l’86% dei pazienti con sola rimozione degli speroni era soddisfatto o molto soddisfatto; nel grado I il 78% non aveva più dolore, nel grado II il 74%.
Cosa vivono tipicamente le persone operate: le prime due settimane sono segnate da gonfiore, piede sollevato e cambi di medicazione. La mobilità cresce nel giro di settimane, non di giorni, e cresce con gli esercizi. Il piede gonfio la sera preoccupa molti, ma fino al terzo mese è normale. E il dolore nella rullata, che prima dell’intervento accompagnava ogni passo, nella maggior parte dei casi scompare presto.
Conclusione
La cheilectomia è il piccolo intervento che preserva l’articolazione negli stadi iniziali dell’alluce rigido, per lo più in day surgery, con carico precoce e buoni risultati a lungo termine. Quello che porta si decide nelle settimane successive: chi muove l’articolazione con delicatezza ogni giorno dal primo giorno, prende sul serio scarpa post-operatoria e piede sollevato e aspetta per sport e guida finché il medico non dà il via libera, di regola conserva la mobilità guadagnata.
Domande frequenti sulla cheilectomia
La cheilectomia è efficace nell’alluce rigido?
Sì, nei gradi I e II e, in casi selezionati, nel grado III, finché è conservata più della metà della cartilagine. In questi casi l’intervento migliora dolore e mobilità per molti anni, nel più grande studio a lungo termine nel 97% dei pazienti. Nel grado IV o con cartilagine molto danneggiata l’artrodesi è la via migliore. La decisione la prende il chirurgo del piede in base alla radiografia.
Bisogna portare la scarpa post-operatoria anche di notte?
Dipende dallo schema della Sua clinica. Alcuni centri richiedono la scarpa post-operatoria solo per camminare, altri giorno e notte, perché nel sonno il piede non si pieghi senza che ce ne si accorga. Lo chieda espressamente prima della dimissione e si attenga alla risposta. Con la sola rimozione degli speroni la durata va da due a sei settimane.
Quando si può tornare a guidare dopo una cheilectomia?
Solo quando la scarpa post-operatoria è stata tolta e il piede regge il pieno carico in una scarpa normale, cioè, a seconda dello schema, dopo due-sei settimane. Con la scarpa post-operatoria non guidi: non permette di manovrare l’auto in modo sicuro, e il momento in cui potrà guidare di nuovo lo chiarisce il medico curante. Questo vale anche per il tragitto verso il lavoro. Per tornare a casa dopo l’intervento serve comunque un accompagnatore.
La cheilectomia si fa in day surgery?
Sì, nella maggior parte delle cliniche una cheilectomia isolata si esegue in day surgery, in anestesia generale, spinale o con un blocco del piede in anestesia locale. Lei torna a casa lo stesso giorno e ha bisogno di qualcuno che La accompagni in auto. Se si corregge o si accorcia anche l’osso, può servire un breve ricovero di pochi giorni. Questo si chiarisce nel colloquio preliminare con il chirurgo.
Quando si può tornare a fare sport dopo una cheilectomia?
Secondo molti schemi un’attività sportiva leggera è possibile da circa la decima settimana, nuoto e bicicletta spesso prima della corsa. Corsa ed escursioni arrivano molto più tardi, secondo i piani di riabilitazione generali da circa il sesto mese. Decisivo è il via libera del chirurgo che ha operato, che valuta la guarigione e il gonfiore. Un piede ancora gonfio è un motivo per aspettare.
L’autore: Il dott. Franz Freuler è specialista FMH in chirurgia ortopedica. È cofondatore e direttore tecnico della U-Sana Medical AG di Oberwil, vicino a Basilea.
Questa guida fornisce informazioni generali e non sostituisce una visita medica. Se una misura sia adatta al singolo caso lo decide il medico curante.
Fonti
- Coughlin MJ, Shurnas PS. Hallux rigidus. Grading and long-term results of operative treatment. J Bone Joint Surg Am 2003;85:2072-2088. PubMed 14630834
- Waizy H, Czardybon MA, Stukenborg-Colsman C, Wingenfeld C, Wellmann M, Windhagen H, Frank D. Mid- and long-term results of the joint preserving therapy of hallux rigidus. Arch Orthop Trauma Surg 2010;130:165-170. PubMed 19306008
- Akeson WH, Amiel D, Abel MF, Garfin SR, Woo SL. Effects of immobilization on joints. Clin Orthop Relat Res 1987;219:28-37. PubMed 3581580
- my-medibook, Dr. med. Stefanie Kriegelstein, Prof. Dr. med. Markus Walther: Cheilektomie, Operationstechnik (in tedesco). my-medibook.de
- OGAM Orthopädie Wuppertal: Cheilektomie am Großzehengrundgelenk (in tedesco). ogam.de
- Wuppertaler Fuß-Initiative: Cheilektomie am Großzehengrundgelenk (in tedesco). wupperfuss.de
- Die Unfallpraxis Berlin, Dr. med. Malte Kettler: Cheilektomie (in tedesco). die-unfallpraxis.de
- Orthopraxis Gräfelfing, Dr. med. Ulrich Pfleghar: Nachbehandlungsschema Cheilektomie und Cheilektomie mit Chevron-Osteotomie (PDF, in tedesco). fusschirurgie-pfleghar.de
- St. Elisabeth-Hospital Meerbusch, Dr. Robert Van Ende: Patienteninformation Hallux rigidus (PDF, in tedesco). rrz-meerbusch.de
- Meliva Gelenkzentrum: Nachbehandlung nach Hallux-valgus-Operation und gelenkerhaltender Hallux-rigidus-Therapie (in tedesco). meliva.de
- Gelenk-Klinik Gundelfingen, Dr. med. Thomas Schneider: Hallux rigidus, Arthrose des Großzehengrundgelenks (in tedesco). gelenk-klinik.de
- ATOS Kliniken Heidelberg, Dr. med. Thomas Geyer, Dr. med. Steffen Berlet: Hallux rigidus, kann die Arthrodese des Großzehengrundgelenks vermieden werden? (in tedesco). news.atos-kliniken.com
Aggiornamento delle fonti: 9 ottobre 2026. Le fonti online sono state consultate in quella data, gli studi sono collegati tramite PubMed.